Lo sviluppo psico-fisico dei bambini in estate

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Il tempo libero

Lo sviluppo psico-fisico dei bambini in estate

L’estate è la stagione ideale per lo sviluppo psico-fisico del bambino. L’allenamento dei 5 sensi ed il tempo lento che aiuta a crescere. 

Il mese di giugno inaugura l’estate, la stagione del sole, del caldo, per molti quella delle vacanze e della vita che sembra più leggera proprio per tutti questi motivi.

Se ci pensiamo, ognuno di noi porta nel cuore un ricordo legato all’estate: un profumo di fiori o di una pineta in montagna, l’odore del mare, il rumore assordante delle cicale quando fa molto caldo, il sapore di un frutto tipico della stagione, il fresco della rugiada notturna delle notti trascorse a chiacchierare con gli amici. Ognuno di noi ha sviluppato nel tempo della crescita un canale preferenziale sensoriale attraverso il quale abbiamo percepitola realtà  e costruito i nostri ricordi di situazioni che amiamo portare nel cuore.

L’estate è la stagione della socialità per eccellenza, dell leggerezza dove magicamente sembra che tutto diventi più semplice; sarà per le giornate più lunghe che ci lasciano più tempo per le cose personali, sarà il caldo ed i vestiti leggeri e più casual che preferiamo indossare, sarà il pensiero delle vacanze imminenti…tutto concorre a predisporci ad un clima di piacevolezza generale, solo al pensiero.

In questa magica stagione la vita all’aria aperta è la migliore occasione per poter offrire al nostro bambino l’opportunità di vivere esperienze fuori dalle mura di casa che sono e saranno importanti per il suo sviluppo futuro.

Gli esperti di salute psico-fisica nell’età della prima infanzia di tutto il mondo sono concordi nell’affermare che la natura ed il contatto con essa sono il luogo ideale, il più adatto per i piccoli fin dalla nascita per scoprire il mondo, apprendere e crescere sviluppando i 5 sensi: tatto, vista, udito, gusto, olfatto. Ecco che camminare sulla sabbia bagnata o a piedi nudi su un prato, toccare la terra o la sabbia, respirare odori diversi in natura come profumi od olezzi naturali, guardare fiori di colori e forme diverse oppure mangiare un mirtillo appena colto, diventano esperienze uniche difficilmente ripetibili nemmeno con i giocattoli “sensoriali “che tanto sono in voga negli ultimi anni. Oltre alle esperienze dei sensi, in natura è possibile sperimentare le possibilità del corpo, la libertà di movimento senza essere costretti in limiti di spazio e sviluppare anche il senso dell’orientamento.

Se stiamo pianificando quindi una vacanza o semplicemente un fine settimana fuori porta durante il periodo estivo è sempre è preferibile scegliere un ambiente naturale anziché, ad esempio, una città d’arte poiché se si hanno bambini piccoli avranno la possibilità di immergersi in una realtà che li potrà arricchire maggiormente di stimoli per le cinque esperienze: tattile, visiva, uditiva, olfattiva, gustativa.

Il tatto

L’esperienza tattile è una delle prime nella vita di ogni bambino ed è importantissima per lo sviluppo delle prime conoscenze del mondo esterno dopo aver lasciato l’utero materno. Spesso parlando di tatto leghiamo il concetto di percezione sensoriale al contatto esclusivo attraverso le mani e le dita; in realtà è una funzione percettiva che coinvolge tutta la pelle del corpo. Basta pensare che oltre a sentire le sensazioni opposte e le varie gradazioni di freddo-caldo, liscio-ruvido, soffice-duro, sentiamo anche la differenza fra uno schiaffo ed una carezza, uno spintone di allontanamento o un abbraccio. Ecco spiegato ad esempio perché talvolta parlando fra adulti pronunciamo frasi e modi di dire tipo “lo sento a pelle...” oppure “a pelle ti direi che quella persona etc..”.

Lasciamo quindi i bambini liberi di toccare e manipolare la terra, la sabbia, una foglia secca, un fiore un filo d’erba, toccare l’acqua…sarà il loro modo naturale di scoprire sensazioni tattili diverse anche per lo stesso elemento: la sabbia può essere bagnata o asciutta ed avrà una consistenza diversa, la foglia può essere verde o secca con una sensazione di liscio o ruvido, un filo d’erba può essere piatto o più rotondo un fiore può avere petali delicati che si staccano oppure essere più robusto, l’acqua scivola fra le dita.  Non è un caso che quando osserviamo un bambino alle prese con queste azioni, rimaniamo rapiti ed incuriositi dal modo in cui tocca e guarda: è proprio in quel momento che il suo cervello sta immagazzinando informazioni preziose ed il piccolo incomincia a coltivare fin da piccolissimo il proprio mondo interiore.

La vista

Fin dai primi giorni di vita il neonato può guardare eseguire dei movimenti a 20-30 centimetri di distanza ma è dai 4 mesi che avviene il grosso cambiamento che gli permette di cominciare a vedere e scoprire un mondo nuovo intorno a sé che lo attrae ed emoziona, oltre al viso della mamma che conosce più di tutti e quello di papà o del fratellino o della sorellina maggiore. Dai 6 mesi in poi l’interesse verso l’ambiente circostante cresce in maniera esponenziale e se in casa è possibile stimolare la vista attraverso pupazzi colorati, luci, giocattoli in movimento e libri dedicati,  è fuori casa che potrà allenare il suo sguardo considerando diverse situazioni come la luce naturale del sole, percepire meglio la profondità dei campi visivi e comprendere  concetti come lontano-vicino, seguire oggetti che si muovono velocemente, osservare i movimenti delle altre persone. Fra i problemi più recentemente analizzati nella popolazione sia europea che americana è emerso che circa un terzo delle persone soffrono oggi di “miopia adattiva” cioè di adattamento del nostro campo visivo a guardare da vicino in modo prolungato e continuativo, quando invece i nostri occhi sono nati per guardare a varie distanze, specialmente quelle remote.

Ciò è frutto dei cambiamenti e stili di vita sociali, della scolarizzazione prolungata e dell’utilizzo continuo della tecnologia e trovare un giusto equilibrio è fondamentale per il buon sviluppo della vista e non solo quello.

Passeggiare quindi all’aria aperta in un bosco o sulla spiaggia o in campagna e lasciare che gli occhi dei   bambini guardino il mondo intorno in spazi con confini diversi, orizzonti, panorami, colori, cose e persone vicine lontane e possibilmente in movimento è il sistema ottimale per allenare la vista. Lasciamo tutta la lentezza necessaria all’osservazione, partecipiamo alle loro attenzioni e interessiamoci a ciò che stanno osservando con domande e commenti. Si sentiranno spronati alla curiosità ed allo stesso tempo rassicurati; non dimentichiamo che gli occhi sono un canale di informazioni importantissimo, l’inizio del processo di “visione” che coinvolge tutti gli altri sensi.

L’udito

L’udito è il primo senso che si sviluppa nel feto e rappresenta il primo canale di contatto verso l’esterno; infatti già durante la gravidanza il bambino che si sta formando, sente il battito cardiaco della mamma, riconosce la sua voce, percepisce i rumori esterni ed interni al pancione e durante gli ultimi mesi è in grado di riconoscere anche la voce di papà se stimolato all’ascolto attraverso semplici tecniche costanti e frequenti.

L’udito è quello dei 5 sensi più “guidato” dalla mente; l’orecchio fin dalla nascita si abitua a sentire diversi rumori e suoni di diverse impedenze acustiche, mixati fra loro, sovrapposti, prevaricanti, ma non riesce sempre a codificare le diverse percezioni ed utilizzarle come fonte di informazione per il cervello. C’è un solo modo per allenare l’udito a percepire i suoni e trasformarli in messaggio fruibile come conoscenza: utilizzare come base il silenzio. Ecco che stare all’aperto ed insegnare al bambino a stare in silenzio pochi secondi per volta per riuscire a identificare i suoni della natura è un esercizio utile e divertente. Aiutare il bambino ad ascoltare e riconoscere i suoni è un gioco divertente e stimolante che lo aiuterà  a creare collegamenti con la realtà delle cose ;  bastano situazioni semplici come fermarsi ad  ascoltare il rumore delle cicale, il miagolio di un gatto o di  un cane che abbaia, lo scroscio dell’acqua di un ruscello, il cinguettio degli uccellini in un bosco…tutti esercizi stimolanti per il suo cervello se siamo capaci di insegnare il silenzio di pochi secondi che gli servirà ad identificare la fonte del suono. 

L’olfatto

L’olfatto è il senso che si sviluppa già dai primi mesi della gravidanza in contemporanea a quello del gusto ed insieme concorrono a far riconoscere piano piano al bambino il profumo inconfondibile ed unico della mamma. È curioso sapere che qualsiasi neonato è in grado di riconoscere la sua mamma dall’odore fin dai primi giorni ed effettivamente è il profumo che conosce di più al mondo, quello che lo calma e lo fa sentire al sicuro avendolo percepito per nove mesi.

Dal momento della nascita in poi, sarà un susseguirsi di esperienze su odori nuovi e fermo restando che il preferito rimarrà sempre quello della mamma e del suo latte (se è allattato al seno), è a partire dallo svezzamento che il piccolo comincerà a sperimentare il suo personale olfatto e comincerà ad esprimere preferenze o rifiuti a seconda se percepirà un odore gradito o sgradito secondo i suoi canoni del momento.

Gli alimenti ed il cibo sono le prime fonti di varietà di profumi e odori che il naso di ogni bambino sente e considerando che l’olfatto si sarà sviluppato completamente a 8 anni, c’è un bel lasso di tempo per costruire un ricco bagaglio di conoscenze di aromi, profumi, olezzi e puzze con le loro differenze concettuali ed oggettive.

Quando il bambino sarà completamente svezzato ed intorno all’anno di vita, utilizzerà l’olfatto per decidere ogni volta che si troverà davanti ad una nuova pietanza portata in tavola se questa gli piace oppure no e lo farà in base all’esperienza maturata fino a quel momento. Ecco spiegato il motivo per il quale alcuni “no” su pappe o altro sono espressi ben prima di ogni assaggio: è probabile che il piccolo ne riconduca l’aroma o l’odore a qualcosa che ha già assaggiato e che ha deciso che non è di suo gradimento.

È importante allenare l’olfatto del bambino alle varie sfumature in tempi e luoghi adatti ai vari momenti in modo da promuoverne la conoscenza: un odore può essere dolce, acre, pungente, delicato etc….così come uno potrà essere sgradevole o addirittura essere proprio una puzza.Odori buoni come quello del pane o dei dolci appena sfornati sono ambedue molto piacevoli ma uno sarà di tipo “salato”, l’altro “dolce”. Una bella idea è cominciare dalle spezie e aromi di cucina facendoli toccare ed annusare al bambino poiché essendo quelli che probabilmente utilizziamo più spesso per le preparazioni delle ricette di casa li potrà ritrovare familiari nei sapori delle pietanze.

Altri odori pungenti e buoni sono quelli che si respirano in natura come il profumo della pioggia, dell’erba appena tagliata, l’odore della salsedine del mare, il profumo della pineta. Visitare uno zoo permetterà di allenare l’olfatto agli odori e olezzi degli animali selvatici oppure visitare una fattoria in campagna farà scoprire un mondo di profumi e odori che non è possibile immaginare dai libri; anche una semplice attività nell’orto fra pomodori maturi e prezzemolo fresco o nel giardino annusando i fiori più profumati può essere una semplice attività curiosa ed interessante come esperienza olfattiva. L’importante è guidare la comprensione di ciò che si sta annusando e odorando descrivendola al piccolo con entusiasmo ed approccio positivo.

Il gusto

Nel corso della gravidanza attraverso il liquido amniotico il bambino impara a conoscere i sapori e continua il suo apprendimento durante l’allattamento orientando già i suoi gusti futuri e la eventuale predisposizione alla scoperta di nuovi. Con lo svezzamento e l’inserimento dei cibi solidi, la conoscenza si allarga sempre di più sempre a patto che il piccolo non dimostri una certa diffidenza che talvolta può succedere.  È dimostrato ad esempio che i bambini allattati con latte artificiale, che presenta un sapore costante e monotono, oppure sono svezzati con cibi e alimenti preparati industrialmente, spesso tendono ad avere un rifiuto verso alimenti preparati naturalmente in casa con ingredienti naturali e di consistenza meno perfetta di quella artificiale.

In questi casi la stagione estiva è la migliore pervenirci in aiuto a forzare e solleticare l’interesse dei bambini anche più restii grazie alla gran varietà di frutta e verdura disponibili del periodo, ricche di colori e profumi invitanti. Vale sicuramente la pena di approfittare dell’occasione per incentivare i bambini più curiosi agli assaggi ma anche e soprattutto quelli meno predisposti alle novità alimentari attraverso alcuni semplici espedienti che possono essere applicati a seconda dell’età e che serviranno a mettere in relazione il cibo con la curiosità e l’esperienza diretta della manipolazione. Si può coinvolgere ad esempio il piccolo nella preparazione dei pasti lasciandogli toccare gli ingredienti mentre si cucina, invitandolo a collaborare mescolando con il cucchiaio, lavando la frutta e la verdura insieme, rompere un uovo in una ciotola per la frittata, riempire una ciotola con la farina, etc...  Un altro suggerimento è tagliare a cubetti della frutta molto colorata come il cocomero, il melone o una pesca, una banana e lasciare i bambini servirsi da soli iniziando prima noi a sbocconcellare prendendo dallo stesso piatto di portata facendo finta di nulla. Sono piccoli accorgimenti che funzionano facendo leva sull’imitazione degli adulti da parte dei bambini. Anche la creazione di figure e disegni nel piatto utilizzando gli alimenti è un ottimo modo di presentare una pietanza o una merenda in modo da attirare grande curiosità ed a questo proposito esistono molti tutorial online dove prendere spunti di creatività.

L’ultimo ma non meno importante suggerimento è cercare di mangiare a tavola con tutta la famiglia quando è possibile perché l’ambiente conviviale è sempre più coinvolgente a livello emotivo. Anche in questo caso, l’estate e le vacanze sono il periodo migliore per organizzare senza avere i tempi fortemente scanditi della vita quotidiana del resto dell’anno. Se poi siamo in vacanza in montagna o campagna, una passeggiata nella natura può offrire sorprese di gusto: una fragolina selvatica, un mirtillo, una mela colta dall’albero… tutti regali della natura che sciacquati velocemente con un po’ d’acqua possono diventare occasione immediata di scoperta di un nuovo sapore.

 Indubbiamente il periodo estivo è sicuramente ricco di molte opportunità per la crescita dei nostri bambini come molte mamme asseriscono che preferiscono l’estate per affrontare con più facilità e serenità alcune fasi importanti come lo “spannolinamento”, l’abbandono dell’amato pannolino a favore del vasino e lo svezzamento con il passaggio dal latte ai primi cibi solidi. Molti bambini “decidono” di cominciare a camminare spesso mentre si trovano in vacanza d’estate.

Un piccolo consiglio ai genitori che si trovano a trascorrere le prime vacanze della loro vita con i figli piccoli è quello di cercare di ritagliarsi in ogni caso un po’ di tempo per sé stessi tutti i giorni; i bambini richiedono molte energie ed attenzioni e talvolta non si è allenati abbastanza con il rischio di perdere la pazienza ed innervosirsi.

Basta anche solo un’oretta tutta per sé, l’importante è che si possa fare qualcosa di piacevole solo per sé stessi, anche fosse una passeggiata o leggere una rivista o guardarsi un programma alla tv senza essere disturbati. Ci si può accordare col partner per fare i turni di questo piccolo intervallo personale per ricaricarsi.

Altra ottima soluzione, quando possibile, è quella di organizzare una mini vacanza di coppia prima di partire coi bambini o subito dopo le vacanze con loro; servirà a rilassarsi e ritrovare quella complicità talvolta messa a dura prova dalla quotidianità e dai ritmi sostenuti necessari alla cura dei figli nei primissimi anni della loro vita.

In questi casi i nonni e gli zii sono preziosissime risorse e saranno felici di coccolarsi e prendersi cura esclusiva dei piccoli per un paio di notti mentre i genitori potranno rilassarsi finalmente da soli per una piccola pausa momentanea da pannolini, biberon e ninnenanne.

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